a cura di Štefan Čok


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Qualestoria, anno XLVI, N.ro 2, Dicembre 2018

Novecento balcanico. Un secolo di guerre

a cura di Štefan Čok

Le guerre nei Balcani e il loro retaggio è l’impegnativo tema che il Comitato di Redazione di «Qualestoria» ha deciso di affrontare per il secondo numero, di carattere monografico, della rivista per l’anno 2018. La materia, indubbiamente ampia e ricca di implicazioni, ha richiesto uno sforzo notevole per produrre un numero che, confidiamo, si riveli all’altezza delle aspettative.

La Call for papers, lanciata dalla rivista nel marzo 2018, stabiliva alcuni paletti temporali e alcuni snodi di particolare interesse, indispensabili per cercare di delimitare, per quanto possibile, uno spettro di argomenti e approcci potenzialmente infinito. Dal punto di vista temporale si è scelto di privilegiare quello che potremmo definire «il secolo breve» in chiave balcanica, partendo cioè dalle due guerre del 1912-13, anticipatrici della futura tragedia della Grande guerra, e concludendo con i prodromi e le conseguenze delle guerre jugoslave degli anni Novanta.

La risposta alla Call è stata consistente e articolata, fornendo alla rivista una larga offerta, attraverso 23 proposte, in italiano e inglese, presentate da studiosi nazionali ed esteri. Il Comitato di Redazione ha dovuto così procedere a una prima scrematura, in considerazione di una serie di fattori non sempre facilmente armonizzabili fra di loro: la necessità di raggiungere un equilibrio fra contributi in lingua italiana e inglese, il desiderio di fornire al lettore di «Qualestoria» - addetto ai lavori o più semplicemente interessato alla materia -  argomenti  nuovi e originali, la volontà di ricercare il giusto mix di approccio interdisciplinare e intergenerazionale, anche sulla base delle biografie dei proponenti. E naturalmente, a monte di ogni altra considerazione, la determinazione a selezionare solo testi che sulla base dell’abstract presentato fornissero elementi certi di fondatezza e di rigore nella metodologia utilizzata.

Questo primo lavoro di scrematura ha sostanzialmente dimezzato il numero delle offerte; come sempre succede in questi casi esso ha comportato anche scelte non facili, dovendo escludere contributi che seppur di indubbia qualità non sono stati reputati sufficientemente attinenti all’argomento della Call oppure eccessivamente ridondanti rispetto ad altre proposte già selezionate: non va infatti ignorato il fatto che il Comitato di Redazione non ha potuto non tenere conto anche degli obiettivi del numero e della necessità di fornire al lettore un’adeguata varietà nei temi trattati.

I testi selezionati e sviluppati dagli autori in forma di saggio, hanno quindi passato il vaglio della peer review, ovvero del referaggio anonimo di due autorevoli esperti in ciascun ambito argomentativo. Anche qui va sottolineata l’importanza di un passaggio che al lettore non avvezzo alla materia potrebbe sembrare meramente formale: si tratta in realtà di un processo sostanziale, rigoroso e puntuale, che ha fornito agli autori numerosi spunti per approfondire la ricerca e\o migliorare l’impianto discorsivo. È chiaro che ciò ha comportato anche alcune esclusioni, nel caso i rilievi mossi fossero strutturali, tali da rendere necessario un ripensamento completo dell’articolo. Non posso qui non cogliere l’occasione di ringraziare per il loro fondamentale contributo gli studiosi che hanno realizzato i referaggi.

Il numero monografico che ne è uscito è il frutto di questo lungo e laborioso processo di selezione, valutazione e implementazione. Consiste di cinque contributi, inseriti nella rubrica Studi e ricerche e di due contributi che per la loro caratteristica fondamentale di focalizzarsi su un’unica fonte principale sono stati inseriti nella rubrica dei Documenti e problemi. A chi scrive, come curatore del numero, preme sottolineare la ricchezza di un confronto tra autori di diversa formazione e provenienza, esponenti di diverse generazioni di studiosi. Il numero è infine impreziosito da una nuova rubrica, denominata Interventi, frutto della decisione del Comitato di Redazione di voler ospitare riflessioni legate ai temi di attualità storica che nell’ultimo periodo hanno coinvolto più vaste platee. La nuova rubrica debutta con l’intervento pubblico di Roberto Spazzali tenuto a Trieste in occasione dell’ottantesimo anniversario delle Leggi razziali, il 18 settembre scorso.

Il primo contributo pubblicato, Identità in bilico. Similitudini e differenze nelle traiettorie storiche delle città di Trieste e Salonicco (1849-1949) di Saverio Werther Pecar, è per stessa ammissione dell’autore una traccia, un’ipotesi di ricerca più che un lavoro già completo. L’auspicio del Comitato di Redazione è che tale traccia possa essere di stimolo a nuove elaborazioni sul tema. Il secondo saggio, La politica dell’oblio. La mancata punizione dei crimini di guerra tra Italia, Austria e Ungheria dopo la Grande Guerra (1918-1921) di Cristiano La Lumia appare in sintonia con il momento attuale, affrontando proprio quel periodo di difficile transizione successivo alla fine della Grande guerra, dopo una cospicua serie di lavori sul centenario del conflitto. Ha poi inizio un lungo filone di testi che toccano diversi periodi e temi dello spazio ex- e post-jugoslavo: se Karlo Ruzicic Kessler nel suo Persecution, Displacement, Internment: World War II and the «Axis» Powers in Slovenia affronta il periodo della Seconda guerra mondiale nella vicina Slovenia, i successivi saggi si concentrano sul periodo della crisi jugoslava: dalla sua vigilia, con Vittorio Filippi e il suo Si potevano fermare guerre e disintegrazione? Il ruolo degli intellettuali e il caso di «Praxis», alle sue conseguenze, con Sophie Gueuduet e il suo A critical history of Serbia and Republika Srpska’s relations since 1995, sino al saggio conclusivo di Melita Richter, Il superamento dell’eredità della guerra e la sfida all’ingiustizia strutturale: il Tribunale delle Donne e l’approccio femminista alla giustizia. A quest’ultimo, un’attenta analisi teorica incentrata sulla particolare giustizia di transizione riguardante le violenze sulle donne, fa da pendant ideale il primo contributo della rubrica Documenti e problemi, ovvero Testimonianze di donne, vittime e simboli della guerra in Bosnia-Erzegovina di Chiara De Bernardi, in cui l’autrice affronta fonti e testimonianze drammatiche, già edite in Bosnia ed Erzegovina ma sconosciute al pubblico italiano. Il collegamento ideale fra i testi di Richter e De Bernardi e la volontà di dare spazio alle forme di elaborazione dei traumi bellici spiegano anche perché nell’indice De Bernardi preceda l’ultimo contributo di Felipe Hernandez sulle Fonti diplomatiche francesi sulla regressione jugoslava (1980-1989) che ci riporta, dal punto di vista cronologico, alla vigilia dello scoppio delle guerre jugoslave.

Auspicio del curatore, e ritengo di tutto il Comitato di Redazione, è che il numero monografico di «Qualestoria» così composto possa risultare di interesse al lettore e possa fornire ulteriori elementi di approfondimento per una tematica e un’area geografica, i Balcani, che non possono non essere elemento centrale di riflessione in un territorio come quello in cui «Qualestoria» opera.

Indice e autori

  Štefan Čok Introduzione  
         
  Studi e Ricerche Studies and researches    
         
  Saverio Werther Pechar Identità in bilico. Similitudini e differenze nelle traiettorie storiche delle città di Trieste e Salonicco (1849-1949) – Identities in the balance. Similarities and differences in the historical trajectories of the cities of Trieste and Thessaloniki (1849-1949) 7  
  Cristiano La Lumia La politica dell’oblio. La mancata punizione dei crimini di guerra tra Italia, Austria e Ungheria dopo la Grande guerra (1918-1921) – The policy of oblivion. The lack of punishment of war crimes between Italy, Austria and Hungary after the Great War (1918-1921) 35  
  Karlo Ruzicic-Kessler Persecution, Displacement, Internment: World War II and the «Axis» Powers in Slovenia (1941-1943) 51  
  Vittorio Filippi Si potevano fermare guerre e disintegrazione? Il ruolo degli intellettuali e il caso di «Praxis» – Could wars and disintegration have been stopped? The role of intellectuals and the case of «Praxis» 68  
  Sophie Gueudet A Serbian «common spiritual space» across the Drina river: the modalities of cooperation between Serbia and Republika Srpska since 1995 81  
  Melita Richter Il superamento dell’eredità della guerra e la sfida all’ingiustizia strutturale: il Tribunale delle Donne e l’approccio femminista alla giustizia – Overcoming the Legacy of War and the Challenge to Structural Injustice: Women’s Court, a Feminist approach to Justice 96
       
  Documenti e problemi Documents and problems  
       
  Chiara De Bernardi Molila sam ih da me ubiju: voci di donne vittime di violenze durante le guerre degli anni Novanta in Bosnia 110  
  Felipe Hernandez Una fonte diplomatica francese sulla crisi jugoslava 123
       
  Interventi    
       
  Roberto Spazzali Commemorazione dell’ottantesimo anniversario della proclamazione delle Leggi razziali, Piazza Unità d’Italia, Trieste, 18 settembre 2018 139
       
  Gli autori di questo numero 144

Vittorio Filippi è laureato in economia aziendale ed in sociologia. Insegna sociologia occupandosi di famiglia, di demografia e di invecchiamento. È editorialista su temi sociali e demografici per il «Corriere del Veneto», per «il manifesto» e per la rivista «Ytali.com». Ha recentemente pubblicato su «Neodemos» un saggio su affettività e sessualità degli anziani ed uno sulla longevità in Italia su lavoce.info. Per passione studia i Balcani ex-jugoslavi ed in particolare la via jugoslava al socialismo, su cui scrive per «Osservatorio Balcani», «East Journal» e «Le Courrier des Balkans».

Sophie Gueudet, PhD candidate in contemporary History since 2015. Her work deals with the historical evolution of Serbia and Republika Srpska’s bilateral relations and to what extent it impacts the process of state-building within the Bosnian-Serb entity. She has presented several papers in French and European conferences (24th International Conference of Europeanists in Glasgow University, Atelier doctoral du Cetobac at the Ehess Paris, Conference A la recherche des Balkans organised by the French Association for Balkans Studies), mostly about identity-building among the Bosnian Serbs or about the nature of Serbia and Republika Srpska bilateral cooperation. Her article Guerre d’agression ou guerre par procuration: l’armement des forces bosno-serbes par le régime de Milosevic is currently in the process of publication in «La Revue stratégique».

Cristiano La Lumia (1994), studente ordinario della Scuola Normale Superiore di Pisa dal 2013 e all’ultimo anno del corso di laurea magistrale in Storia contemporanea. Laureatosi con 110\110 cum laude nella triennale di Storia presso l’Università di Pisa con una tesi intitolata «Punire le atrocità. La giustizia di transizione dopo la Prima guerra mondiale (1918-1922)», relatore prof. Arturo Marzano.

Saverio Werther Pechar, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in storia e filologia presso l’Università degli Studi di Messina nel 2017, la laurea magistrale in storia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata nel 2012 e la laurea in geografia presso Sapienza Università di Roma nel 2010. Membro del consiglio direttivo dell’Associazione Geografica per l’Ambiente e il Territorio e del direttivo dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna [Aicvas], collabora da anni con l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti [Anppia]. I suoi interessi si concentrano sulla Guerra Civile Spagnola e sulla storia della penisola balcanica nel XX secolo, risultando attualmente impegnato in una ricerca sulle vie di espatrio clandestine dalla Venezia Giulia durante il regime fascista, nell’ambito di un progetto su scala nazionale promosso congiuntamente da Aicvas ed Anppia.

Melita Richter è sociologa, saggista, già docente universitaria. Tra le pubblicazioni: coautrice del libro Conflittualità balcanica, integrazione europea (Editre Edizioni, Trieste 1993), curatrice de L’altra Serbia, gli intellettuali e la guerra (Selene Edizioni, Milano 1996); curatrice assieme a Maria Bacchi de Le guerre cominciano a primavera. Soggetti e identità nel conflitto jugoslavo (Rubbettino, Soveria Mannelli 2003); curatrice con Silvia Caporale Bizzini di Teaching Subjectivity. Travelling Selves for Feminist Pedagogy (ATHENA, Centre for Gender Studies, Stockholm University 2009) e della edizione italiana, Soggetti itineranti. Donne alla ricerca del Sé (Albo Versorio, Milano 2013). Collabora a riviste nazionali e internazionali sui temi dell’interculturalità, integrazione europea e questioni balcaniche. Fa parte del Gruppo di studio permanente sulla riconciliazione nazionale e la sicurezza nei Balcani dell’ECPD – European Centre for Peace and Development, Belgrado.

Karlo Ruzicic-Kessler is a historian who specializes in international relations during the Cold War, the History of Communism and World War II in Yugoslavia. He earned his PhD from the University of Vienna in 2011. From 2009 to 2017 he held several positions at the Austrian Academy of Sciences (where, among other things, he was part of a research project on the «Alps-Adriatic region» in the first post-World War II decade) and the University of Vienna. Since January 2018 he is based at the Free University of Bozen-Bolzano. Ruzicic-Kessler’s most recent publications include his book on the Italian occupation of Yugoslavia during World War II Italiener auf dem Balkan. Besatzungspolitik in Jugoslawien 1941–1943 (München: DeGruyter Oldenbourg, 2017); the edited volume (special issue) Comunismi di frontiera. I partiti comunisti nell’area Alpe-Adria 1945-1955/Communism on the Borders. Communist Parties in the Alps-Adriatic Region 1945-1955, together with Patrick Karlsen, «Qualestoria», 1/2017, as well as the articles Comunismi di frontiera: l’Alto Adige e la Venezia Giulia in una prospettiva comparata, in «Qualestoria», 1/2017, and Regional cooperation in Europe: Austria, Italy, Yugoslavia and the “Alps-Adriatic” Region 1945–1991, in European Studies/Europske Studije, 1-2/2016.

 

Abstracts

Identities in the balance. Similarities and differences in the historical trajectories of the cities of Trieste and Thessaloniki (1849-1949)
di Saverio Werther Pechar

This paper aims at analyzing the socio-demographic structure of Venezia Giulia and Macedonia, focusing on the cities of Trieste and Thessaloniki and their surroundings in the period between the end of the 19th century and the middle of the twentieth century. The two cited examples present in fact a series of similarities, such as the strongly hierarchical connotation of the triple ethnic stratification common to both realities, characterized by the presence at the upper level of an administrative and military «caste» (in first case the Germans, in the second the Turks); the intermediate level was instead reserved for the dominant «historical» nationality (Italian in the north, Greek in the south), dedicated above all to commercial activities, while the lower level was occupied by predominantly peasant Slavic masses (Slovenian in Venezia Giulia, Bulgarian/Macedonian in Macedonia).Finally, the importance of local Jewish communities should not be underestimated.

Key words: Multiethnicity, National State, border, Balkan wars, world wars
Parole chiave: Multietnicità, Stato nazionale, confine, guerre balcaniche, guerre mondiali

The policy of oblivion. The lack of punishment of war crimes between Italy, Austria and Hungary after the Great War (1918-1921)
di Cristiano La Lumia

The article wishes to focus on the role of Italy after the First World War about the punishment of Austro-Hungarian criminals of war. During the war, Italian propaganda did not insist on that theme, even if the Allies wished to punish all German, Austro-Hungarian and Ottoman authors of «atrocities». Only at the end of war, Italian government had to adapt to allied will. It created a commission, which had to estimate war damages caused in Veneto occupation (1917-18) and to investigate individual responsibilities for war criminals. At peace’s negotiations, Italy was very skeptical about legal punishment of former Kaiser and German criminals, but it insisted on Austro-Hungarian punishment in order to assure its diplomatic position. After signing of peace treaties, however, Italian government did not do anything to punish Austrian and Hungarian war criminals, but it made politicy of oblivion in order to establish a new peacetime order in Balkans.

Key words: War Crimes, First World War, Transitional Justice, Atrocities, Italy
Parole chiave: Crimini di guerra, Prima guerra mondiale, Giustizia di transizione, Atrocità, Italia

Persecution, Displacement, Internment: World War II and the «Axis» Powers in Slovenia (1941-1943)
di Karlo Ruzicic-Kessler

This article will focus on population shifts, persecution and forced displacements in Slovenia between 1941 and 1943. It will therefore consider the period of Italian occupation and what these phenomena meant in the larger context of Italian occupation policies and the interactions with its allies in former Yugoslavia. By doing so, the article will add to our understanding of the war scenario in Slovenia and Yugoslavia and to our knowledge of relations between the «Axis» powers, as well as the interconnectedness of different policies during the war. This is a good example for the situation created in Yugoslavia during World War II, as it portrays on the one hand, policies implemented by Italy and Germany to achieve their respective goals of Italianization and Germanization of their occupation zones, and, on the other hand, what repercussions those policies had on a much wider territory, including Croatia and Serbia.

Key words: Yugoslavia, Slovenia, World War II, Displacements
Parole chiave: Jugoslavia, Slovenia, Seconda guerra mondiale, Spostamenti forzati

Could wars and disintegration have been stopped? The role of intellectuals and the case of «Praxis»
di Vittorio Filippi

The short and stormy story of «Praxis» (group and review) and of its humanistic marxism is the continuous struggle – even if after its end – against four enemies. At the beginning, against the dogmatic (Stalinists) Marxists, then the official and bureaucratic positions of the Communist’s League, furthermore the technocrats of selfmanagement and finally, especially during the Eighties, the rising nationalisms in which the Praxis group knew an unexpected and inconceivable rift. Nowadays, almost three decades after Yugoslavia, among the bitter fruits of transition we can find the silence and the absence of any leftist idea or project.

Key words: Marxism, Selfmanagement, Nationalism, Left, Philosophy
Parole chiave: Marxismo, Autogestione, Nazionalismo, Sinistra, Filosofia

A Serbian «common spiritual space» across the Drina river: the modalities of cooperation between Serbia and Republika Srpska since 1995
di Sophie Gueudet

Fragmented after the Yougoslav dissolution, the Serbs of Serbia and Republika Srpska are still claimed by their intellectual and political elites as members of a single national body that transcends the borders. This article will aim at tackling the framework, modalities and outcomes of cooperation between the Serbian Republic and the Bosnian Serb entity in order to preserve the representation of this common nation within a «common spiritual space», through the reading of paradiplomacy.

Key words: Republika Srpska, paradiplomacy, national identity, post-Yugoslav politics
Parole chiave: Republika serba, paradiplomazia, identità nazionale, politiche post-iugoslave

Overcoming the Legacy of War and the Challenge to Structural Injustice: Women’s Court, a Feminist approach to Justice
di Melita Richter

This contribution proposes a reflection on the resistance of women’s movements in former Yugoslavia to nationalism and to militarism manifested on multiple levels since the early 1990s together with the promotion of the culture of peace in the post-war period and the realization of the Women’s Court based on the feminist approach to justice. The Women’s Court understood as one of the modalities of pressure against the impunity of war crime and as a search for new forms of responsibility, since traditional justice, both national and international, does not provide answers to the complex issues of the past, nor is it sufficient to break with a criminal past, the vital pre-condition for the development of democratic society.

Key words: Transitional Justice, Responsibility, Women’s Court, Feminist approach
Parole chiave: Giustizia transizionale, Responsabilità, Tribunale delle donne, Approccio femminista

 



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