Giorno del Ricordo 2026 - Iniziative Irsrec FVG

Eventi dell’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia - Irsrec FVG in occasione del Giorno del Ricordo 2026

 

Lunedì 2 febbraio 2026, Libreria Ubik di Trieste, alle ore 18

(Galleria Tergesteo, Piazza della Borsa 15),

presentazione del volume

“Trieste e la Venezia Giulia”, di Pierluigi Pallante

Intervengono Patrick Karlsen (Dispses, Irsrec FVG) e Gabriele Mstrolillo (Dispes, Direttore scientifico Irsrec FVG), alla presenza dell’autore Pierluigi Pallante.

Organizzato da: Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia - Irsrec FVG

Con il contributo di: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

“Trieste e la Venezia Giulia”, di Pierluigi Pallante, ed. Lindau

La storia di Trieste e del suo territorio è straordinariamente complicata. Basti osservare che, nel corso di trentasei anni, fra il 1918 e il 1954, la città passò dagli Asburgo all’Italia, all’amministrazione tedesca dell’Adriatisches Kustenland, all’occupazione jugoslava, all’amministrazione anglo-americana e poi ancora all’Italia.

Di grande complessità fu del resto il rapporto fra le identità italiana, slovena e croata. Dalla seconda metà dell’800 il conflitto nazionale aveva incrinato i rapporti fra i diversi gruppi etnici che da secoli convivevano nella Venezia Giulia. In questa regione si incrociavano infatti le direttrici geopolitiche di tre grandi gruppi nazionali (latino, germanico e slavo), con una prevalenza degli italiani nelle città e degli slavi nelle campagne.  

Con il crollo dell’impero austro-ungarico ebbe inizio la lotta fra i due Stati confinanti: l’Italia, vittoriosa nella prima guerra mondiale, ottenne l’Istria e Fiume, e nel 1941 invase e annesse parte della stessa Slovenia. Nel 1945 la Jugoslavia, nazione vincitrice e alleata degli anglo-americani e dell’Unione Sovietica, occupò tutta la Venezia Giulia, compresa Trieste, rivendicando il confine fino al Tagliamento. È il periodo delle deportazioni e delle «foibe». Con il trattato di pace l’Italia dovette cedere alla Jugoslavia l’Istria, Fiume e parte delle province di Gorizia e Trieste, con il conseguente esodo di circa 300.000 istriani, fiumani e dalmati, in massima parte italiani (ma si dichiararono tali, esercitando il diritto di opzione, anche sloveni e croati che cercavano di fuggire dal regime comunista).

L’esodo non fu una libera scelta, ma una decisione obbligata, frutto di violenze, pressioni, privazioni di diritti, insomma una vera tragedia politica e umana. A scegliere la via dell’esilio fu un’intera comunità nazionale, la cui presenza risaliva ai tempi della romanità, con conseguenze irreversibili per la composizione etnica, linguistica e culturale del territorio.

 

Giovedì 26/02/2026, alle 18, al Circolo della Stampa di Trieste

(Corso Italia 13),

presentazione de

"L’Atlante digitale sui centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati"

Saluti di Pierluigi Sabatti (Presidente Circolo della Stampa).

Interviene

Enrico Agostino Cesare Miletto (Università degli studi di Torino)

Presenta

Raoul Pupo (Units, Irsrec FVG)

L’Atlante digitale dei Centri di raccolta dei profughi istriani, giuliani e dalmati presenta per la prima volta una panoramica delle strutture create dal Governo italiano per far fronte all’emergenza dell’Esodo. L’Atlante è stato realizzato dall’ Istituto Nazionale Ferruccio Parri e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con la rete degli istituti associati al Rete Parri e la Società di studi fiumani – Archivio Museo storico di Fiume (Roma). La ricerca è stata svolta da Costantino di Sante (Università degli studi del Molise) ed Enrico Miletto (Università degli Studi di Torino).

 

Organizzato da: Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia - Irsrec FVG

Con il contributo di: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

 

L’Atlante digitale dei Centri di raccolta dei profughi istriani, giuliani e dalmati

https://www.reteparri.it/esodiprofuganzeww2/

l'Atlante dei CPR è il risultato del rogetto di ricerca I centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati della Seconda guerra mondiale, promosso dall’Istituto nazionale Ferruccio Parri. Si tratta di un atlante interattivo che, partendo da un’indagine condotta su un ventaglio di fonti differenziate, si propone di quantificare le strutture che accolsero i profughi fiumani, giuliani e dalmati. Punto di osservazione privilegiato saranno i complessi gestiti direttamente dal Ministero dell’Interno, alcuni dei quali, selezionati tra quelli indagati, rappresenteranno i luoghi di un walkscape virtuale che, alla luce delle recenti piste di ricerca, intende abbracciare l’intero territorio nazionale, evidenziando peculiarità, differenze e tratti comuni dei diversi campi.

Il progetto di ricerca sui centri di raccolta dei profughi istriani, giuliani e dalmati è promosso da Istituto Nazionale Ferruccio Parri e Consiglio Nazionale delle Ricerche – Dipartimento di Scienze umane e sociali, patrimonio culturale (CNR-DSU), in collaborazione con la rete degli istituti associati al Rete Parri e la Società di studi fiumani – Archivio Museo storico di Fiume (Roma).

 

Mercoledì 24 febbraio 2026, alle 18, al Circolo della Stampa di Trieste

(Corso Italia 13),

presentazione della

rivista online "Frontiera adriatica"

Saluti di Pierluigi Sabatti (Presidente Circolo della Stampa).

Intervengono

Raoul Pupo (Units, Irsrec FVG),

Fabio Todero (Irsrec FVG),

Chiara Vigini (Direttrice responsabile “Frontiera adriatica”),

Chiara Boscarol (Divulgando S.r.l.)

 

Organizzato da: Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia - Irsrec FVG

Con il contributo di: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Rivista online "Frontiera adriatica".

L'Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia (Irsrec FVG) lancia «Frontiera adriatica», una nuova rivista online. Il progetto nasce per analizzare il concetto di frontiera non come semplice linea di demarcazione, ma come spazio complesso di incontro, scontro e scambio culturale.

"Confine e frontiera non sono sinonimi". Ispirandosi allo "spirito della frontiera" (dalla "Nuova Frontiera" di J.F. Kennedy alle riflessioni di Scipio Slataper), la rivista intende superare le semplificazioni ideologiche e nazionaliste che hanno insanguinato il Novecento. L'obiettivo è educare alla complessità, analizzando l'area adriatica come punto di contatto tra mondi diversi (latino, germanico, slavo), dove le diversità devono essere comprese e non negate.

Scegliendo il formato online, «Frontiera adriatica» mira a raggiungere un pubblico vasto, unendo persone distanti nello spazio attraverso la conoscenza. La rivista si pone come strumento educativo e di ricerca, promuovendo il dialogo e il riconoscimento reciproco delle memorie, sulla scia dei passi compiuti verso la riconciliazione europea.

La Struttura della Rivista

La pubblicazione si articola in quattro sezioni principali:

Saggi: Approfondimenti storici, artistici e letterari rivolti a studiosi e appassionati (il primo numero è dedicato al tema dell'urbicidio).

Didattica: Uno spazio per gli insegnanti, per condividere "buone pratiche", materiali e percorsi formativi realizzati con gli studenti.

Contributi: Una sezione aperta a riflessioni, percorsi tematici e ricerche d'archivio che esulano dal formato del saggio accademico.

Notiziario bibliografico: Recensioni e segnalazioni delle ultime novità editoriali sul tema della frontiera adriatica.

 

Mercoledì 11 marzo, alle 18, al Circolo della Stampa di Trieste

(Corso Italia 13),

presentazione del volume

Arrigo Bonifacio,

Italiani ritrovati. Le relazioni italo-jugoslave e l'origine della collaborazione fra Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume e Università Popolare di Trieste

(CRS Rovigno 2024).

Saluti di Pierluigi Sabatti (Presidente Circolo della Stampa).

Presenta Raoul Pupo (Units, Irsrec FVG)

Alla presenza dell’autore, Arrigo Bonifacio (Uniud)

 

Organizzato da: Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia - Irsrec FVG

Con il contributo di: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

 

Arrigo Bonifacio, Italiani ritrovati. Le relazioni italo-jugoslave e l'origine della collaborazione fra Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume e Università Popolare di Trieste (CRS Rovigno 2024).

Il libro descrive la collaborazione culturale tra gli italiani dell'ex Jugoslavia e la Repubblica Italiana. L'attenzione è focalizzata sul ruolo dell'Università Popolare di Trieste (UPT), un'istituzione sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri italiano. Inoltre, questa pubblicazione è importante come studio sulle minoranze, come ricostruzione della politica estera italiana e spiega le relazioni italo-jugoslave dopo la seconda guerra mondiale. Il libro di Arrigo Bonifacio è essenziale in quanto utilizza nella sua ricerca la vasta bibliografia italiana e jugoslava, ma anche i documenti provenienti da archivi statali, privati e regionali in Italia e Jugoslavia (Archivio Centrale dello Stato a Roma, Archivio Centro di Ricerche Storiche a Rovigno, Archivio di Stato di Gorizia, Archivio di Stato di Trieste, Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Archivio Giulio Andreotti, Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata a Trieste e Arhiv Jugoslavije a Belgrado).